Nella serie Liquidi 1.0 il lavoro pittorico di Evita Andújar approfondisce le possibilità della sua pittura di creare stimoli visivi. Si propone esplicitamente un’idea di individuo e di quotidiano, una sensazione di velocità pittorica fugace e particolarmente intima. Si ottiene una sorta di vibrazione sottile.
Qualcosa di breve e qualcosa di vicino ci vengono incontro
Punto di partenza dichiarato dall’artista è il bombardamento mediatico: il disorientamento dell’individuo. Attraverso immagini apparentemente statiche viene mostrato un latente desiderio di trasformazione. È in atto un’indagine più profonda dell’individuo.
L’individuo vibra, si muove, rischia di perdere la sua identità e la sua presenza. Con il flusso continuo e incessante di dati e la sua dinamica anarchica, la rete pervade la nostra vita personale. La comunicazione sovrasta l’identità.
I cambiamenti introdotti mutano il concetto di tempo, c’è una nuova velocità con cui si muovono le informazioni. Non esistono più solide informazioni, bensì i resti liquidi di quello che fu.
La nostra vita è caratterizzata dall’ossessione compulsiva delle cose da fare, da vedere e da sapere, è stata trasformata da internet. È stata, talvolta, trasformata in internet.
Il mondo sembra dissolversi, ma rimane, resiste, vibra attonito e si avvicina al guardatore, quotidiano, forse distratto, forse stupefatto passante.
Questo lavoro reagisce a sua volta liquefacendosi, spostandosi, mostrandoci gli effetti di una sensazione sulla vita, sul mondo, sullo scorrere delle cose.

Fabrizio Pizzuto

“…lo stile figurativo iper-moderno, per così dire, della pittrice andalusa Evita Andújar, che nella serie “Liquidi” riflette sul cambiamenti del mondo conosciuto e su come le nostre certezze evaporino insieme a lui: il fluire incessante delle tante (troppe?) informazioni che pervadono la vita quotidiana dell’Uomo ha condizionato anche i nostri concetti del tempo e dello spazio, cosicché ogni cosa è diventata effimera, volatile, sfuggente. I ritratti della Andújar sono quasi un omaggio alla “società liquida” teorizzata da Zygmunt Bauman.”

Raffaella Salato

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