“Un mondo sospeso tra memoria e futuro, una pittura dove il tempo sedimentato e interiore si intreccia al dinamismo contemporaneo della percezione elettronica, uno sguardo in cui la forma si blocca e si disperde in una dialettica costante tra la millenaria fissità dell’immagine e la sua accelerazione contemporanea: l’opera di Evita Andújar si muove su queste coordinate dove la pittura è allo stesso tempo condensata e dissolta in un sistema costruttivo dove i contrari si uniscono e si allontanano in un perenne moto circolare.
Evita Andújar non teme di accettare la sfida del colore con cui si confronta in modo intelligente, usando i contrasti e le tonalità accese per dare vita a quadri dove gli innesti timbrici e l’intensità della tavolozza diventano strumenti di un’azione meditata e coerente, in un lavoro che utilizza l’apparato iconografico, apparentemente sereno, della vita borghese per trasformarne radicalmente il significato.
Nei limiti di questo spazio incerto, Evita Andújar ha costruito il tessuto mobile e aperto della sua opera, ampliandone i confini fino a raggiungere un nuovo limite dove la metamorfosi della sua pittura sfiora il limite dell’astrazione senza però annullare la presenza iconica delle cose, in un bilanciamento sottile e difficile tra la nostalgia e la vitalità, tra lo smarrimento e il ritorno, in un turbine dove le bilance, i tostapane e le tazzine si disfano sotto il soffio di un vento e in un misterioso pulviscolo di colore e di luce.
I momenti condivisi, gli spazi e gli oggetti della vita di tutti i giorni vengono dipinti così dall’artista mostrandone all’inizio la stabilità e la solidità, nella stasi di immagini che vengono poi destrutturate e sconvolte da una sorta di vortice che attraversa la loro materia cromatica, in una scomposizione che dialoga volutamente con la pittura gestuale e con una matrice baconiana, con una qualità declinata però attraverso uno sguardo più intimo, dove il racconto metaforico dei drammi familiari non raggiunge una dimensione tragica ma scopre gli scontri invisibili e le melanconie segrete dell’esistenza quotidiana per trovare, attraverso la pittura, un nuovo equilibrio tra i sentimenti e gli eventi, tra la fuga e il ritorno, al confine tra realtà e rappresentazione.”

Lorenzo Canova

“Un’opera d’arte
è soprattutto un’avventura della mente. “
Eugene Ionesco
Memorie liquide di Carlo Micheli
“La pittura di Evita Andújar è una sferzata rivitalizzante all’intero mondo dell’arte contemporanea. Proveniente dal restauro, Evita ha conoscenze approfondite di materiali e tecniche, della classicità come della contemporaneità: ne deriva una proposta artistica che attraversa l’arte del Novecento cogliendone gli insegnamenti e le innovazioni, per proiettarsi in un Terzo Millennio all’insegna delle fibrillazioni e dell’inquietudine.
Un fare artistico, il suo, che prorompe sulla tela con esplosioni timbriche improvvise, a spezzare una stesura prevalentemente tonale, dove il gesto, a lungo meditato, si fa rapido, accurato e liquido, quasi si trattasse di acquarello e non di acrilico. Ma questa diluizione del colore non determina solo trasparenze e sdoppiamenti, ma anche l’avvento di una invasione dinamica della tela da parte di rossi passionali e neri di contrasto, su cui Evita punta le fiches della propria originalità stilistica.
Spesso il soggetto subisce una defigurazione, ma è altra cosa rispetto all’uomo Baconiano, un animale perduto in un mondo sordo alla speranza, che non conosce tregua, un uomo la cui interiorità si manifesta nella rappresentazione di un corpo deturpato, quasi la patologia dell’anima corrompesse la carne. Le “morbide” deformazioni di Evita servono a sottolineare l’universalità della rappresentazione, sottraendola a gratuite supposizioni di riconoscimento o di identificazione. Cancellandone lo sguardo, inoltre, si interrompe quel dialogo fuorviante che nasce tra l’osservatore e il soggetto raffigurato, che spesso vanifica la comprensione dell’opera nella sua complessità.
Protagonista dei lavori di Evita è sempre e comunque “la Donna”, declinata in mille differenti atteggiamenti, immersa in una dimensione che non offre punti di riferimento, forse nella propria stanza, forse in una camera d’albergo, alle prese coi propri pensieri, con una quotidianità sfuggevole, ingiudicabile, appesa all’attimo stesso immortalato da un selfie.
Ma a dispetto di una vita liquida, in cui tutti galleggiamo perché la realtà in cui viviamo muta costantemente, prima che siamo in grado di conferirle una parvenza di solidità, le donne di Evita sono come percorse da una vibrazione che le sdoppia, le destruttura, le scioglie.
Sono immagini paradigmatiche delle eroine inquiete dei nostri giorni, donne “moltiplicate”, preda di un vortice dinamico che ne offusca quasi le sembianze, per trasformarle in archetipi di una nuova femminilità, più complessa, più multiforme, più consapevole della fugacità dell’esistenza, del fatto che il quarto d’ora di celebrità spettante ad ognuno, prefigurato da Andy Warhol, era stimato per eccesso.”

Carlo Micheli

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